Il presidente dei «New York Angels», una costellazione di 120 investitori, i
più attivi della East Coast americana, in
una intervista apparsa sul corriere afferma che da noi manca la cultura del fallimento.

Brian Cohen

Che qui pochi ci provano, e che abbiamo troppa paura di sbagliare. Anche lui
come altri (ed il sottoscritto) afferma che noi pensiamo che chi
fallisce, qui è marchiato a vita. Mentre negli USA è molto più più probabile
che riparta subito mettendo a frutto le lezioni apprese dall’insuccesso.

Cohen aggiunge un’altra considerazione davvero molto interessante, ovvero che
da noi manca la cultura del successo e della celebrazione del successo. Chi ha
successo e guadagna molto genera sospetto, ci chiediamo chi sta facendo
soffrire, a chi ha fatto del male guadagnando tutti quei soldi, se se li
merita.

Negli USA se fallisci e ci riprovi le persone portano molto rispetto per il
coraggio che dimostri,

qui in Italia se fallisci sei considerato quasi un appestato dalle
istituzioni dalle banche dalla gente.

Il grandissimo errore culturale e paradosso è che qui l’apprendimento è sempre
e solo acquisire conoscenza attraverso lo scarto degli errori. Quindi lo
sbagliare non è eludibile. Molti neo milionari americani per quanto ne sapevo
dal 70 all’80% hanno avuto da 1 a 3 fallimenti. Qui saresti considerato dopo 3
fallimenti una PATACCA, un incapace, un fallito, una persona pericolosa, da
evitare, quasi un bandito, molto probabilmente e sicuramente un delinquente,
un poco di buono.

Inoltre la cultura della diffidenza che c’è in Italia fa si che non c’ci sia
molta cultura della “condivisione” della conoscenza. I corsi relativi al
business al marketing sono quasi sempre copiati (e qualche volta adattati) da
modelli made in USA. Mentre negli States chi ha successo vede nella
condivisione nella formazione di altri due vantaggi, guadagnare anche in un
altro modo da quello che si è imparato e per i più ispirati “tornare” un po’
alla collettività qui in Italia, c’è ancora radicata la cultura “Mors tua vita
mea” e se spieghi modelli di business ad altre persone sei un fesso perché
dovevi tenertelo per te.

Cohen afferma che loro, i Business Angel, non investono sulle idee, ma che
investono nella loro esecuzione.

Personalmente più di una volta mi è capitato nella vita che delle persone
volessero coinvolgermi nella realizzazione di una idea, pensando che il valore
fosse  soprattutto nell’idea. In questi casi mi piace ricordare che
probabilmente in molti prima di Edison hanno sognato di creare sistemi che
generassero la luce in qualche modo, solo 1 però ha avuto la forza e la
costanza di fare migliaia di esperimenti per riuscirci imparando da ogni
singolo fallimento. Tant’è che Edison infatti affermava che da ogni fallimento
aveva imparato come non fare la lampadina.

Cohen continua dicendo che un’idea brillante sfruttata male non vale niente,
e creare una start up oggi costa poco mentre far crescere
un’impresa è invece costosissimo.

Pertanto nel caso crediate ancora che l’idea è quello che vale, prima capite
che l’idea da sola non vale niente e meglio è.

Mentre una idea in azione, con contributi di esperienza di altre persone, con
spinta di lavoro di un team, e con il giusto supporto economico può creare
valore se e solo se supera il punto di non ritorno dell’investimento (break
event). Una cosa che mi piace ricordare è che in tempo di guerra quando un
esercito vinceva una battaglia il bottino di guerra era diviso. Questo vuol
dire che erano molti che ne beneficiavano. In tempo di pace, i modelli di
business più cooperativi e meno competitivi, possono creare vantaggi, valore e
prosperità per più persone.

Link Utili e approfondimenti:

Articolo del Corriere.it, titolo: Brian Cohen, «l’angelo» delle start-up: “L’Italia non ama chi ha
successo”

Brian Cohen su Linkedin 

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