In questo video il Dr. Salvatore Dedola analizza l’origine della lingua sarda, smontando la narrativa tradizionale della derivazione neolatina e proponendo una lettura alternativa basata su strati linguistici pre-latini, connessioni mediterranee e antiche radici sumeriche ed egizie.

A mio avviso, le teorie di Salvatore De Dola risultano oggi più interessanti alla luce delle moderne ricerche sul DNA antico e sulle migrazioni umane. In particolare, il relativo isolamento genetico della popolazione sarda per diversi millenni suggerisce la possibilità che anche alcuni aspetti linguistici e culturali abbiano conservato tracce molto antiche, precedenti alle influenze storicamente attribuite a Roma e al latino.

Personalmente trovo poco utile cercare di stabilire quale popolo abbia influenzato un altro. Trovo più interessante comprendere come le diverse popolazioni del Mediterraneo derivino da una lunga storia di migrazioni, incontri e contaminazioni culturali. Le scoperte sul DNA umano e sui rapporti tra Homo sapiens e altri ominidi aprono inoltre interrogativi affascinanti sull’origine delle lingue e sulla possibile esistenza di radici linguistiche molto più antiche delle classificazioni tradizionali oggi utilizzate.

Argomenti trattati nel video:

  • 00:00 – Infanzia e prime radici
  • 04:10 – Formazione accademica e primi studi
  • 07:27 – Dopo la laurea: rottura e ricerca autonoma
  • 08:52 – La nascita del metodo etimologico
  • 09:48 – I principi della metodologia
  • 10:07 – Evoluzione e sviluppo del metodo
  • 11:11 – Lo studio sui cognomi sardi
  • 13:28 – Limiti e contraddizioni dei dizionari etimologici
  • 14:39 – Le enciclopedie della civiltà shardana
  • 15:19 – Scrittura dei Sardi: un accenno ignorato
  • 16:07 – La religione della civiltà sarda rimossa
  • 17:13 – Il voltafaccia dell’accademia
  • 18:40 – Il metodo applicato: esempi pratici
  • 19:59 – La dottrina accademica dominante
  • 20:37 – I Sardi portarono il sardo a Roma
  • 22:01 – Roma e i Romani: chi influenzò chi
  • 22:47 – La chiusura dell’accademia al confronto
  • 23:36 – Blasco Ferrer e l’ipotesi basca del sardo
  • 26:00 – I “pellitos sardos” e la loro identità
  • 27:19 – La stele di Nora: contesto e interpretazioni
  • 28:53 – Perché continuare nonostante l’isolamento
  • 29:12 – Breve storia della linguistica europea
  • 30:14 – La “terza via” dell’albero genealogico linguistico
  • 32:30 – Come la Sardegna imparò a parlare secondo Blasco Ferrer
  • 34:40 – Le imposizioni accademiche
  • 35:27 – La stele di Nora scritta in antico sardo
  • 36:03 – Le radici profonde della lingua sarda
  • 41:18 – Le invenzioni storico-religiose moderne
  • 43:50 – La nascita di Cagliari
  • 46:39 – La dea delle acque nella tradizione sarda
  • 47:22 – Il significato originario di “nuraghe”
  • 48:43 – I libri come testamento intellettuale
  • 50:42 – Censura accademica e rifiuto del confronto

 

In questa intervista, il glottologo Salvatore De Dola espone la sua teoria rivoluzionaria secondo cui la lingua sarda non deriverebbe dal latino, ma possiederebbe radici preistoriche e mediterranee molto più antiche di Roma. Attraverso lo studio di toponimi e cognomi, l’autore rintraccia legami diretti con le civiltà sumera ed egizia, suggerendo che i sardi abbiano influenzato la cultura latina e non il contrario. Il testo ripercorre la sua difficile formazione da studente lavoratore e le aspre critiche ricevute dal mondo accademico, che egli accusa di mantenere un approccio troppo dogmatico. De Dola descrive le sue numerose pubblicazioni come un testamento culturale volto a smascherare interpretazioni errate sulla storia e sulla spiritualità dell’isola. Nonostante il pessimismo per l’ostruzionismo delle università, egli rivendica la validità del suo metodo basato sull’analisi dei dizionari antichi.

A mio avviso, le ipotesi presentate risultano oggi più plausibili rispetto a quanto potesse apparire in passato, alla luce delle moderne ricerche sul DNA antico, sulla genetica delle popolazioni e sulle migrazioni umane preistoriche. Negli ultimi decenni queste discipline hanno mostrato come la storia dei popoli del Mediterraneo sia stata caratterizzata da continui spostamenti, contatti e mescolanze culturali avvenuti nell’arco di migliaia di anni, rendendo meno scontata l’idea di origini linguistiche e culturali riconducibili a un’unica fonte o a un solo periodo storico.

Trovo particolarmente interessante il caso della Sardegna. Gli studi genetici mostrano che la popolazione sarda è rimasta “relativamente” isolata per diversi millenni rispetto a molte altre popolazioni europee, conservando caratteristiche genetiche molto antiche. Se il patrimonio genetico dell’isola ha mantenuto una continuità così marcata nel tempo, mi sembra ragionevole ipotizzare che anche la lingua e la cultura possano aver conservato elementi antichi che altrove sono stati modificati o assorbiti da successive migrazioni e dominazioni.

Personalmente trovo poco interessante la disputa su chi abbia influenzato chi tra sardi, italici, latini o altri popoli del Mediterraneo. Considero sterile la ricerca di un primato culturale da attribuire a una popolazione piuttosto che a un’altra. Trovo molto più interessante cercare di comprendere come tutte queste popolazioni abbiano partecipato a una storia comune, fatta di migrazioni, incontri, scambi culturali e contaminazioni reciproche.

Le conoscenze che derivano dallo studio del DNA umano raccontano una storia molto più complessa di quella che veniva proposta fino a pochi decenni fa. L’umanità moderna ha origine in Africa e da lì ha iniziato una lunga serie di migrazioni che hanno popolato il pianeta. Per questo motivo mi domando se, dal punto di vista etimologico e linguistico, abbia ancora senso considerare il termine indoeuropeo come il principale punto di partenza per comprendere le origini profonde delle lingue. Mi chiedo se in futuro non sarà necessario ripensare alcune classificazioni tradizionali seguendo ciò che i biologi molecolari e gli studiosi del DNA continuano a scoprire riguardo alle migrazioni umane.

Le domande che mi pongo riguardano infatti l’origine delle lingue che sono uscite dall’Africa insieme ai gruppi umani che hanno progressivamente colonizzato il Mediterraneo, il Vicino Oriente e l’Europa. Osservando le grandi civiltà del passato, dal Delta del Nilo alla Mesopotamia tra il Tigri e l’Eufrate, mi domando quanto delle lingue moderne derivi da stratificazioni linguistiche molto più antiche di quelle normalmente considerate nei percorsi scolastici tradizionali.

Un altro aspetto che trovo affascinante riguarda l’incontro tra l’Homo sapiens sapiens e altri ominidi. Oggi sappiamo che una piccola parte del nostro patrimonio genetico deriva dai Neanderthal e che questi gruppi umani erano probabilmente molto più complessi e sviluppati di quanto si ritenesse in passato. Mi domando quindi se, insieme ai geni, possano essersi trasmesse anche forme primitive di comunicazione, fonemi semplici, parole brevi o strutture linguistiche elementari che si sono progressivamente mescolate con quelle portate dai gruppi umani provenienti dall’Africa.

Allo stesso modo mi interrogo sul ruolo svolto dai Sumeri, una delle civiltà più affascinanti e misteriose della storia antica, che secondo alcuni studiosi appare emergere con un livello di sviluppo sorprendentemente elevato. Mi domando quanto il loro patrimonio linguistico e culturale possa aver contribuito alla formazione delle culture successive del Mediterraneo e dell’Europa.

Più che individuare un popolo vincitore o una civiltà da collocare al vertice di una presunta gerarchia storica, preferisco osservare la storia come un intreccio di migrazioni, incontri e contaminazioni. È proprio questo intreccio che rende così affascinante lo studio delle lingue, delle culture e delle popolazioni del Mediterraneo. 

Interessante critica di Dedola sulla “teoria dell’albero genealogico”: indoeuropeo (o indogermanico).

Salvatore Dedola rifiuta categoricamente le teorie accademiche tradizionali sulle origini etimologiche indoeuropee o “indogermaniche”, proponendo una visione radicalmente opposta sull’origine delle lingue europee e del latino.

In merito all’indoeuropeo (o indogermanico), Dedola critica aspramente la cosiddetta “teoria dell’albero genealogico” per la classificazione delle lingue. Sostiene che la lingua madre indogermanica — un termine che a suo dire è stato ribattezzato “indoeuropeo” unicamente per assecondare il politically correct — sia in realtà una lingua inventata e non documentata da alcun testo reale. Denuncia il fatto che i dizionari accademici utilizzino gli asterischi proprio per contrassegnare queste parole etimologiche puramente supposte, deridendo l’ulteriore invenzione teorica del “proto-indoeuropeo” (contrassegnato da due asterischi) per retrodatare ulteriormente le origini di queste lingue al 4000 a.C.. Secondo Dedola, l’intera cultura glottologica europea dipende ancora dai pionieri linguisti tedeschi dell’Ottocento, le cui metodologie sono da lui considerate sbagliate, truffaldine e, in certi casi, persino “naziste”.

Per quanto riguarda le vere origini del latino e delle lingue europee, il glottologo afferma che l’etimologia non va cercata nell’indoeuropeo, bensì scavando fino ai dizionari semitici, sumerici e soprattutto egizi. Egli sostiene fermamente che tutte le lingue europee abbiano un’unica radice comune rintracciabile nell’antica sponda sud del Mediterraneo.

In relazione al latino, Dedola ribalta completamente il dogma accademico secondo cui la lingua sarda deriverebbe da quella romana. Attraverso i suoi studi etimologici, afferma che la lingua che oggi chiamiamo latina era in realtà parlata dai sardi svariati millenni prima della fondazione di Roma, avvenuta solo nel 753 a.C.. Secondo la tesi di Dedola, l’origine di questo bacino linguistico risale agli antichi Egizi: si trattava di una “lingua del sapiens” formulata nel delta del Nilo che si diffuse in tutto il Mediterraneo, raggiungendo la Sardegna sin dall’epoca delle glaciazioni.

Di conseguenza, Dedola deduce che non furono i romani a portare la lingua in Sardegna, ma furono i popoli antichi, tra cui forse anche i sardi stessi o altri popoli fondatori di Roma, a portare nella penisola un substrato linguistico mediterraneo preesistente. I latini originari, in sostanza, parlavano la stessa identica lingua dei sardi antichi. Ad esempio, lo stesso termine latino Aurora, secondo Dedola, non ha origini romane, ma è la fusione di tre radici egizie (aur, ur, ra) passate ai sardi e da questi trasferite ai romani.

Tutti gli etimi proposti da Dedola nel video e la sua spiegazione.

Perra
(cognome sardo): Secondo Dedola, deriva dall’antico egizio “per ra”, dove la radice “per” significa tempio, chiesa o santuario, e “ra” indica il dio sole. Il nome significava originariamente “santuario del dio Ra” e veniva dato alle figlie; l’autore rifiuta l’interpretazione moderna secondo cui deriverebbe dal termine sardo per “metà”, giudicando illogico che una madre potesse chiamare la propria figlia “metà”.

Aurora (nome):
ritenuta erroneamente una parola latina, è in realtà un termine derivato dall’egizio e passato dai sardi ai romani. Si scompone in tre sillabe: “aur” (partorire), “ur” (immenso) e “ra” (dio sole). Il significato originario è “colei che partorisce l’immenso Ra”, indicando la dea terra che genera ogni giorno il dio sole all’orizzonte.

Cara (cognome sardo):
è una parola agglutinata di derivazione egizia che significa “spirito di Ra” o “spirito del Dio universale”. In epoca antica era un cognome di grande dignità assegnato alle donne, contrariamente all’interpretazione moderna banalizzata che lo traduce semplicemente come “faccia”.

Pillittu (cognome sardo):
questo antico nome personale non ha alcun legame con il significato contemporaneo di “membro virile”. Nacque originariamente come nome di battaglia ed è strettamente connesso ai velites latini e ai peltastai greci, ovvero gli antichi guerrieri d’assalto.

Barbara / Barra:
il nome di Santa Barbara deriva dalla radice egizia “Bar”. Poiché gli antichi egizi usavano la lettera R al posto della L, “Bar” corrisponde a “Baal”, il dio sommo del cielo. Di conseguenza, “Barbar” indicava “l’orgoglio di Baal” ed era la compagna del dio. Da questa stessa antica radice deriva l’attuale parola sarda “barra”, che indica proprio l’orgoglio dei sardi.

Carallu / Caralis (Cagliari):
Dedola smentisce l’idea accademica secondo cui “Caralis” sia una parola di origine latina derivante da un’ipotetica radice “car” col significato di “roccia” o “montagna” (per ricollegarla alle rocce di Calamosca). Afferma che la radice “car” non esiste in nessun dizionario dell’antichità preromana o romana, e che il vero e antico nome della città lagunare era “Carallu”.

Avendrace / Santa Vendracce:
legato al nucleo originario in cui nacque Cagliari, questo nome non indica un santo maschile che cambiava sesso, bensì il “Dio dell’universo”. La parola è composta da “Av” (padre in ebraico/accadico) e “dar” (imperituro, eterno, da cui deriva anche il nome persiano Darius), significando quindi “grande padre eterno”.

Mamusa: oggi cognome sardo, anticamente era il nome dedicato alla dea del pozzo sacro situato sotto la chiesa di Santa Vendracce. Deriva dalla parola accadica “Mamu” (acqua) e dal termine “sa” (che ancora oggi in sardo significa “colei”), traducendosi letteralmente come “colei delle acque”.

Arennera:
un altro antico nome femminile associato alla dea delle acque del medesimo pozzo sacro. È composto dal nome della dea “Era” (la dea suprema dei greci) e dalla parola “arinnu”, che significa “perenne”.

Nuraghe:
Dedola rifiuta categoricamente la tesi di una parte di linguisti e degli archeologi accademici i quali sostengono che “nuraghe” significhi semplicemente “mucchio di pietre”. Attraverso lo studio dei dizionari egizi e sumerici, lo scompone in tre sillabe agglutinate: “nur” (Dio onnipotente), “ra” (sole) e “ghe” (sito), ricavandone il significato esatto di “sito del Dio onnipotente Ra”.

Libri citati nel video di Salvatore Dedola

Nel video, Salvatore Dedola cita esplicitamente i seguenti titoli e argomenti relativi alle sue opere editoriali:

  • Libro sulla toponomastica sarda:
    è stato il suo primo libro pubblicato, successivamente riscritto man mano che affinava il suo metodo.
  • Libro sul pane della Sardegna:
    citato tra i lavori che lo hanno aiutato a perfezionare la sua metodologia.
  • Libro sulla flora della Sardegna:
    menzionato insieme al libro sul pane come parte della sua indagine etimologica settoriale.
  • Libro sui cognomi:
    considerato dall’autore uno dei suoi testi più importanti e radicali, dotato di una prefazione metodologica di oltre 100 pagine, poiché i cognomi sardi racchiuderebbero l’intero mondo della civiltà sarda antica.
  • Dizionario etimologico della lingua gotica:
    definito da Dedola come il suo “testamento culturale”. In questo volume l’autore mira a dimostrare che tutte le lingue europee derivano da radici antiche, in particolare sumero-egizie.
  • Enciclopedia della civiltà Sardana:
    un’opera in cui ha analizzato migliaia di parole sarde, scandagliandole attraverso 30 tematiche diverse (tra cui la pastorizia, l’agricoltura, gli animali e i fiori) per ricostruire la civiltà isolana.
  • Libro relativo al cavallo degli Shardana:
    indicato come il suo libro più recente, nel quale l’autore ha inserito anche la sua personale traduzione della Stele di Nora (come in altri libri).

In generale, Dedola afferma di aver scritto ben 30 libri nel corso della sua vita, redatti principalmente per lasciare una traccia duratura del suo pensiero e contrastare le tesi dell’accademia ufficiale.