Più leggo sulla DISLESSIA è più mi sembra che il problema sia culturale, come
ha ben spiegato Malcolm Gladwell (autore di Blink) su Ted.com (ne ho scritto
qui
http://www.lucapilolli.com/malcolm-gladwell/) la scienza cercava gli universali in molte materie, fisica, biologia,
medicina, psicologia, poi 15 anni fa si sono accorti che è più conveniente e
interessante studiare le Variabilità.
Questo ha prodotto grandiosi risultati sia nelle scienze, come nel marketing.
A mio avviso vedo un esatto parallelismo tra segmentazione del gusto
orizzontale nel marketing, come elemento della variabilità, e segmentazione
del modo di apprendere.
Come ho già detto
gli UNIVERSALI dell’apprendimento NON ESISTONO, possono esistere dei
protocolli efficaci per delle segmentazioni di popolazione.
Solo che questa è nella scuola ancora un concetto fantascientifico? Per gli
insegnanti ci sono il gruppo di PARI e poi il gruppo DIS-pari o
DIS-qualche-altra-cosa.
Come diceva Kant,
prima di valutare se una risposta è esatta bisogna valutare se la domanda
è corretta.
Ed a mio avviso l’approccio alla DIS-parità non è corretto, perché va
affrontato come una Variabilità’, e non Disparità.
Considerando che nel caso della DISLESSIA, è l’alunno considerato DIS-abile, e
non l’Insegnante DIS-abile nell’insegnare in modo vario, segmentato,
diversificato.
Io mi domando per usare un po’ di ironia alla Bergonzoni:
chi è più grave? L’infermo di mente, o il fermo di mente?
E questo lo posso dire con cognizione di causa perché rientro in varie
caratteristiche ritenute Dislessiche, e personalmente ritengo che un approccio
strategico è decisamente più efficace di un approccio Dis-funzionale.
Le parole sono importanti! Diceva Nanni Moretti.
Alfred Korzybski
padre della Semantica generale lo spiegò ancora meglio quando insegnò che
l’ESSERE: Luca, Mario, Giuseppe o Sara, Laura, Gloria o chi che sia; è un
concetto molto più ampio di definire una persona con il verbo essere in un
modo specifico. E questo bisogna aver coscienza che è un limite
della comunicazione fatta usando il verbo ESSERE.
Di questo ne ho già ampiamente scritto in questo articolo:
Dislessia, Dislessico, parole abusate.
Personalmente credo che sia sempre e solo una questione di tecniche, tattiche
e strategie di apprendimento. Cose che uso, studio, o creo
quotidianamente per risolvere praticamente tutti quelli che tali saccenti
sicuramente mi diagnosticherebbero inventando un nuovo termine
DIS-qualche-cosa-altro-che-non-va-bene, pertanto come problemi
dislessici, ma guardassero allo specchio! 😉
• La disgrafia … digito a 10 dita più veloce della maggior parte delle
persone, e poi ci rendiamo conto di come scrivono i medici? I farmacisti
devono fare un corso a posta per capire come scrivono. Da che pulpito eh!
Nel caso di errori di battitura? Avevo 10 in dattilografia, e nel caso in cui
si renda necessario uso il correttore automatico, e comunque per quanto
concerne la comunicazione ricordo che l’auto completamento della lettura
consente di comprendere anche quello che è scritto in modo errato. Vuoi vedere
un esempio?
Ecco
qeutso è un esepimo di auto copmletametno elled parloe srcitte
etrraametne.
Quindi la pignoleria in senso maniacale dell’esattezza è da
malati.
Perché il ricevente comprende comunque quanto scritto. Mi piace ricordare il
caso del padre di un mio amico che facendo import-export vendeva in mezzo
mondo, e quando doveva parlare con persone di lingue straniere, in un modo o
nell’altro, anche a gesti se serviva si faceva capire e concludeva affari, e
vive in una grande e bella villa.
Se proprio devo scrivere a mano? Lo faccio contro voglia, è un metodo lento e
antiquato, e se devo farlo per correggermi leggo quanto scritto al contrario
come fanno i professori di italiano, ed anche questa è una tattica.
Per i testi scritti al computer e per gli errori che il correttore automatico
non riesce a correggere uso riascoltare quanto scritto letto dal computer da
una voci elettroniche ormai sempre più gradevoli e naturali (SAPI5)
Il computer legge, e se sento che non scorre il testo allora correggo. In
tutta franchezza non lo faccio sempre, lo faccio solo quando devo produrre un
ottimo testo, impeccabile.
Per quanto riguarda la inversione v-f nella scrittura a mano con penna, me
l’hanno fatto notare alle elementari, senza inventarsi un termine, un nome, un
disturbo, e l’ho corretto da solo.
Quando scambio delle parole come zucchine e carote? Mi è bastato creare una
nuova neuro associazione ed il problema è risolto.
Pertanto secondo me è solo questione di tecniche, tattiche e strategie, amor
proprio e impedire agli altri di chiamarci con termini De o Dis-qualificanti,
usare un po’ di creatività e tanto ego o amor proprio.
Se vuoi saperne di più guarda i miei
Corsi di Apprendimento veloce e strategico.
Parole chiave: Comunicazione, Distinzioni, Educazione, Imparare
01/02/2022 data pubblicazione seconda edizione.
23/05/2013 Prima edizione