Trascrizione del video

0:15
Buonasera, sì vi parlerò di intelligenza numerica. Però è tutto il pomeriggio
che sento parlare di creatività, di potenziamento dello sviluppo di ciascuno,
di cervello che risponde al meglio e quindi sento raccontare storie
straordinarie e devo partecipare.

Allora, io sono un logico, che diventa uno psicologo, che fa un dottorato in
scienze cognitive e impara a mettere insieme gli studi che si occupano di
plasticità cerebrale con gli studi che si occupano di educazione. E quello che
ho imparato, lavorando con bambini con disturbi dello sviluppo, è che quello
che noi chiamiamo educazione, o
fenotipo,
o ambiente, o ciò che noi facciamo per aiutare alla crescita ha veramente la
possibilità di cambiare non soltanto la storia l’esperienza umana, ma
l’informazione alla base, universale, dell’esperienza umana, il genotipo
l’informazione genetica con cui noi abbiamo a che fare nelle persone che
siamo.

1:19 – Ve
lo spiegherò con intelligenza numerica, ma l’obiettivo è quello di condividere
un sogno un po’ più grande. Vi faccio un esempio: il cervello risponde in
millesimi di secondo; allora voi volete sapere quanto potete fare per il
cambio di pensiero e di struttura per ogni bambino che cresce? Fate: millesimi
di secondo, per centesimi di secondo, per decimi di secondo, per secondi, per
minuti, per ore, per giorni, per anni, che un bimbo sta a scuola o condivide
la crescita con un adulto e li ho tenuti un numero che tende all’infinito.
Quel numero misura la plasticità di sviluppo.

Quindi quel numero indica quanto noi possiamo dare di meglio al potenziamento
di ogni funzione o quanto noi possiamo rallentare o peggiorare il
potenziamento di ogni funzione. Allora questa idea non è un’idea che vincerà
mai nessun premio né ci porterà chissà quali economie di sistema. Però io
spero che magari Matteo e Luca diventino ricchissimi e con questa loro
ricchezza decidano di investire sulle ricerche che cambiano il futuro, perché
cambiano la struttura del futuro, cambiano il meccanismo che determina il
pensiero migliore che siamo e che possiamo essere.

2:19 – Ecco
con questa speranza adesso vi faccio fare un po’ di calcoli. E passiamo a
l’intelligenza numerica. Facciamo dei calcoli a mente, facciamo dei calcoli di
terza elementare, va bene? Allora io prendo il tempo, perché le scienze
cognitive ci insegnano che il cervello non soltanto risponde, ma risponde in
maniera veloce, quindi vi dico lo stop.

Quando dovreste rispondere secondo i tempi evolutivi della vostra competenza
per età e per intelligenza troviamo 198 + 79 via, stop, (risata del pubblico).
Facciamola meno. 198 meno 79, stop. Facciamola per, abbiamo qualche secondo in
più, 198 x 79, (risata del pubblico), dai. Facciamola diviso. Ci proviamo? 189
(si corregge) 198 / 79.

3:14 – Bene
adesso sembra semiserio, ma invece è serissimo, per il potere conferitomi
dall’organizzazione Mondiale della sanità potrei ipotizzare un disturbo
cognitivo importante nella vostra intelligenza che si chiama discalculia
evolutiva grave, perché? (Risata del pubblico).

Perché il cervello ha delle competenze innate di calcolo che, alla vostra età
e per il livello di sviluppo che avete raggiunto anche culturale, dovrebbe
essere in grado di evolvere queste proprio elementari condizioni di calcolo
immediatamente senza errori.

Sto scherzando? No. Perché non ce la facciamo? (Ride e ride anche il
pubblico). Perché non ce la facciamo?

4:14 – Non ce
la facciamo perché il cervello risponde a come stimolato. Io racconto ai miei
studenti: se io nasco qui, ho lo stesso tipo di informazione genetica per
imparare a parlare che se io nasco ad Innsbruck. Ma se io nasco qui parlo un
italiano tendente al Veneto, se io nasco ad Innsbruck, io parlo tedesco. Cioè,
non c’è soltanto l’informazione genetica, che rende potenziale la funzione,
c’è l’informazione ambientale, o educazione, o  fenotipo, che modifica la funzione, ma la modifica strutturalmente non soltanto nel
risultato.

Allora l’intelligenza numerica è un dominio straordinario del cervello umano.
Noi l’abbiamo evoluto molto prima di evolvere tutte le altre. Quindi, cerco di
spiegarvi:

• uno che cosa è,
• due come evolve.

4:59 – Per
spiegarvi “che cos’è” vi racconto questa storia delle mucche, perché io ero in
questo dottorato ed ero con due mostri sacri della Scienza cognitiva, cioè
Brian Butterworth e Stanislas Dehaene … (continua dopo Approfondimenti).


Approfondimenti:

Daniela Lucangeli

Daniela Lucangeli

https://www.erickson.it/it/autori/daniela-lucangeli

Pronti per la matematica della scuola secondaria.

Brian Butterworth

Brian Butterworth

https://en.wikipedia.org/wiki/Brian_Butterworth

https://www.macrolibrarsi.it/autori/_brian-butterwoth.php

Stanislas Dehaene

Stanislas Dehaene

https://en.wikipedia.org/wiki/Stanislas_Dehaene

https://www.ibs.it/coscienza-cervello-come-neuroni-codificano-libro-stanislas-dehaene/e/9788860307019


5:13
Eravamo in Irlanda, stava piovendo, loro due che erano già dei grandissimi
della ricerca non erano d’accordo su come definirla l’intelligenza numerica e
ad un certo punto Brian prende di mezzo me nella discussione mi dice “Daniela
look it there”,  guarda la, che vedi? 

Mi sembravan tre pozzanghere. “Better Daniela look and think better”, pensa
meglio. Tre animali Brian, si muovono. “Better Daniela, answer better”. Dimmi
meglio. Tre mucche, sono sicura, tre mucche. “Better?” Una è bianca, una è
marrone, e una a macchie. E lui mi dice “Molto bene Daniela, hai capito che
cos’è la cognizione di quantità”. 

E io lì invece di fare bella figura, e di dire “oh che bello” mi ha fatto un
complimento questa creatura così grande, invece gli dissi: “senti Brian,
ripetimi per piacere, forse non ho capito l’inglese”.  

6:07 – E lui
mi ha detto: “Daniela, ascolta, prima di vedere una mucca a macchie, una mucca
bianca e una mucca Marrone, prima di vedere tre mucche, prima di vedere tre
animali, prima di vedere tre pozzanghere, tu hai cognizionato: tre.

La vostra mente in questo momento, mentre mi ascolta, riceve tantissime
informazioni. Il vostro cervello codifica moltissime informazioni percettive:
la giacca, il colore della giacca, il colore del vestito, la stanchezza della
mia faccia, il suono della mia voce. Anche strutture molto complesse, come il
senso delle cose che vi sto dicendo. Ma sotto a tutto questo la vostra mente
cogniziona uno. E non potete togliere questa cognizione di quantità da tutte
le altre. 

6:47 – È il
Teorema di Cantor. I matematici lo spiegano proprio per questo principio,
il numero è quello che sta sotto ogni elemento. Perché sta sotto ogni elemento? Come funziona il numero? Funziona per
analogia. 

Guardate che meraviglia, se io chiamo bianco il bianco (e indica il proprio
cappotto di colore bianco) posso chiamare bianco tutto ciò che percettivamente
ci assomiglia. Se io chiamo bottiglia quella cosa che ho qui davanti, posso
chiamare bottiglia tutte quelle che magari non ci assomigliano ma hanno la
stessa funzione. 

7:18 – Cioè
il linguaggio da la stessa etichetta ciò che condivide caratteristiche di tipo
percettivo, di tipo funzionale o di tipo semantico. Ma se io chiamo uno ciò
che rappresenta la quantità di Daniela Lucangeli, non ha proprio niente da
spartire a ciò che io dico uno in questo puntatore. Non ho né caratteristiche
né funzioni simili. Eppure io sono uno e questo è uno.
La mente è più potente rispetto al numero, astrae da tutto. 


Ma allora perché se è così potente facciamo così tanta fatica con i numeri?

Questo è un meccanismo proprio da capire. 

Allora. Vediamo se riusciamo a mettere insieme i pezzi fin qui raccolti. 

8:03 – Se
avete avuto bambini ricordatevelo, gli altri se lo immaginano. Ci mettono in
braccio il bambino. Ha poche pochi minuti dalla vita dalla nascita e che cosa
succede? 

Alcuni ci dicono che già riconosce l’odore della mamma, ma non è detto che
queste ricerche siano così certe nei risultati. 

Altri ci dicono che riconosce la voce della mamma, ma anche su queste ricerche
ci sono dei dubbi. 

8:28 – Quello
che è certo, certissimo, è che alla nascita il bambino discrimina uno. E
all’arrivo del papà, discrimina uno diverso da uno. E all’arrivo
dell’infermiera discrimina uno, diverso da uno, diverso da uno. E dentro il 3
che è lo span (span=intervallo) innato di quantità,
a pochissimi giorni di vita il bambino è in grado di riconoscere maggiore
minore uguale
.

8:47 – Come
mai è una competenza così potente del cervello? Perché appartiene, da un punto
di vista proprio della storia dell’evoluzione, a quando eravamo animali e
dovevamo proteggerci. E per proteggersi dovevamo capire se avevamo pochi
nemici ho tanti nemici, se erano piccoli o se erano grandi. Ecco che il
cervello ha sviluppato sia i meccanismi spaziali che quelli di quantità molto
prima che quelli del linguaggio dell’intelligenza sociale. 

9:14 – Solo
che come io non imparo a parlare se non me lo insegni, così non imparo a
sviluppare una competenza se non la eserciti nel tempo evolutivo giusto. Ecco
che il rapporto genotipo e  fenotipo va capito bene. Noi siamo geneticamente tutti intelligentissimi da un
punto di vista numerico. Pensate che l’animale più intelligente di tutti è il
topo di fogna, è il ratto, è in grado di fare operazioni additiva e
sottrattiva e moltiplicative ad una velocità superiore all’essere umano. 

9:45 – Però
quello che è fondamentale che noi dobbiamo smettere di pensare che tutto
dipende dal meccanismo universale poco dal meccanismo distruzione, perché
invece dipende da 100, 100. Cioè a seconda di come noi esercitiamo la funzione
questa evolve. 

Vi faccio vedere se ci riesco il filmato di questo piccolo di 4 mesi e di come
lui osservando i Dots (punti) e quindi le quantità contemporaneamente metta in
moto tutti i meccanismi di attenzione selettiva e di riconoscimento, 4 mesi di
vita. 

10:26 – Ma da
questi quattro mesi di vita quando accade che noi esercitiamo i meccanismi di
quantità? Ben che vada quando comincia la scuola. Cioè N anni dopo. Ma che
cosa succede in N anni? Vi faccio l’esempio con il linguaggio. 

10:45Che
ne sarebbe dello sviluppo del linguaggio se noi esercitassimo i nostri
bambini dai 4 anni in poi a parlare?
O che ne sarebbe dello sviluppo motorio
se noi esercitarsimo i nostri bambini solo quando ce ne viene voglia? E poi
meglio dalla scuola materna in poi? 

Avremmo delle disabilità motorie. Avremmo
delle disabilità linguistiche. 

Il tempo evolutivo del cervello per rendere
plastiche, e al meglio delle potenzialità
, quelle funzioni è dalla nascita, perché
sono meccanismi innati. 

11:20 – Quindi, il primo obiettivo con cui io sono
venuta qui non è quello di spiegarvi quanto bella sia l’idea, ma quanto
importante è che noi cominciamo a farla capire alla gente, e far capire che
primi 5 anni di vita per le competenze che riguardano la struttura con cui il
cervello funziona, anche sulla quantità e sul numero, sono fondamentali.

Invece
non c’è mamma e non c’è persona che sappia se per esempio, come si sta seduti
prima di camminare, e come si usa un linguaggio per esempio nella lallazione
prima che nella parola, nessuna mamma sa cosa viene prima nel meccanismo
numerico. 

  • L’ordine stabile? 
  • La cardinalità? 
  • La corrispondenza biunivoca? 

Mi
piacerebbe chiedervelo, ma non posso perché ho pochissimo tempo. 

12:05Quindi perché
così tanti di noi non ce la fanno con i numeri?
Il primo perché è fondamentale: nell’età plastica di competenza, noi abbiamo un abbandono educativo ai
meccanismi dell’intelligenza che sono invece alla base di questa
struttura.  

Poi per fortuna arrivano a scuola. Vero? Che succede a scuola? A scuola succede
che la scuola prende a 6 anni competenze che si sono, male o bene, organizzate
come hanno potuto, e lei potenzia secondo gli strumenti che ha. Quali strumenti ha? Essenzialmente utilizza, in questo momento ancora, una didattica di tipo verbale, basata su meccanismi fonologici. 

12:47 – Ve li racconto. Leggere insieme a me la
parolina APE. A, P, E, viene fuori la parolina APE, io capisco che è quel
insettino che sta svolazzando. Cambio l’ordine fonologico, fono logos, la logos è nel fonema, e ottengo PEA. 

Il cervello non accede ad un lessico nella lingua italiana però la P resta
sempre P, la E resta sempre E, la A resta sempre A. Cioè la logos è collegata
al fonema almeno nelle lingue trasparenti come la nostra.

13:22 – Guardate i numeri 1 (uno)  2 (due) e 3 (tre) diventano 123
(cento-venti-tre)

2, 1, 3, diventa 213 duecentotrrrrredici. L’uno si legge trrrrredici. Si legge
tre e vale dieci.

La grammatica cognitiva numerica non ha niente a che spartire con la
grammatica attraverso cui non leggiamo e scriviamo. È una grammatica che gli
insegnanti chiamano di valore posizionale delle cifre. Noi chiamiamo meccanismo
viso spaziale. Un giorno questo meccanismo ci porterà a dire 21 terzi, 21 alla
terza, 2 alla tredicesima, n alla n.

Noi manterremo una grammatica viso-spaziale e non avremo più niente dei
meccanismi fonologici. 

Ma a scuola di tutto questo sappiamo, per esempio se io
vi raccontassi che insegniamo base maggiore più base minore per altezza diviso
due non vi stupirebbe vero?  

14:19 – Allora io vi vorrei far capire che cos’è insegnare così il meccanismo
geometrico. Per farlo magari lo faccio sul nuoto. Ho finito il tempo ma lo
faccio lo stesso. C’è qualcuno di voi che non sa nuotare? Ecco ora ve lo
insegno.
Vi vedo poco ma ve lo insegno. Però voi concentrati, perché stiamo
rendendo plastica una funzione cerebrale fondamentale, ci proviamo. 

14:45 – Vi immaginate sul bordo di una vasca, magari di una piscina. Vi date una
spinta degli arti posteriori tale per cui la vostra discesa in acqua sia
quanto più verticale che orizzontale. Ci siamo? 

Vi rappresentate l’asse simmetrico del
vostro corpo in modo che la spinta della gamba sinistra corrisponde alla
spinta del braccio destro e viceversa. Attenti alla rotazione del collo perché
quando la bocca è parallela al pelo dell’acqua dovete inspirare, perpendicolare espirare. Capito tutto? 

Ripetiamo 10 volte insieme a me. Mi do una spinta degli
altri posteriori, fa finta di aver ripetuto 10 volte. Fa finta di aver preso
10 su 10 su tutte le prestazioni. Buttati! 

Che succede? Muori. Perché affoghi?
Perché affoghi? (Il pubblico ride e poi applaude.)

15:31 – Affoghi perché il cervello è intelligente, è intelligentissimo il cervello. Io
non ho reso plastico il dominio motorio, ho reso plastico il dominio verbale,
la memoria fonologica. 

La memoria fonologica non può modellare la funzione motoria, può accompagnare
la funzione motoria, non può esercitarla al meglio, anzi ne assume tutte le
potenzialità le energie cognitive. 

16:00 – Allora, vi leggo che cosa mi dice Giorgio, che è uno dei primi bimbi falsi
positivi, cioè un bimbo non discalculico, come non lo siete voi. Quando
gli abbiamo chiesto come eseguiva le moltiplicazioni scritte. E lui mi ha
detto: 

“Metto in colonna giusto. Poi faccio il primo numero sopra per l’ultimo
numero sotto. No, no, ho sbagliato a dirti. Il primo numero sopra delle unità
per il primo numero sotto. Il secondo numero sopra per il secondo numero sotto, e così via fino a che li consumo tutti quelli sopra. Quando gli ho finiti
faccio la stessa cosa con il secondo numero di sotto e di consumo tutti quelli
di sopra e quelli di sotto. Quando ho finito faccio segno di risultato e poi
faccio la più. Mi pare che non ti ho detto che devo stare attenta a
incolonnare sono i numeri vengono tutti storti”

16:45 – Cosa ci ha raccontato Giorgio? C’ha raccontato la procedura verbale della moltiplicazione, esattamente come io vi ho raccontato la procedura verbale del nuoto.

Pensate a quello che vi ho detto prima, il cervello apprendere in millesimi di secondo, rende plastica la sua funzione in millesimi di secondo. Mettetelo alla scuola: secondi, minuti, ore, giorni, anni che un bimbo sta a scuola. 

Quello che Vygotskij chiamava la zona di sviluppo prossimale del cervello che il meccanismo fondamentale, cioè la scuola aiuta ad ottenere il meglio della funzione. Se viene esercitata una funzione sbagliata sicuramente non lo può ottenere 

Qui non trovo la mia ultima diapositiva, ma la mia ultima diapositiva diceva così: che non sono venuta tanto per spiegarvi che quest’idea è grande. Sono venuta per spiegarvi che qui si tratta veramente di capire che è l’uomo che modifica l’uomo. 

Mi è piaciuto un’immagine bellissima che mi ha dato un mio collega, che è un chimico che si occupa di farmaci, di farmaci importanti per il cervello e per le malattie degenerative. Lui mi ha detto ecco Daniela sai cosa faccio, io ti do l’idraulico liquido, io faccio in modo che le strutture si sturino, ma sei tu che dopo ci devi mettere il meglio della persona. E con questo che io vi volevo salutare stasera. (Applausi del pubblico). 

FINE TRASCRIZIONE VIDEO.