Il 14 ottobre del 2009 scrissi: “con grande stupore vedo su internet che, a
quanto pare, nessun libro del Dr.
Deming
sia mai stato tradotto in Italiano.

Oggi a 11 anni di distanza mi correggo perché nel 1991 venne pubblicato:

L’impresa di qualità

Deming, William Edwards
Editore: ISEDI
Traduttore: Molone V.
Pagine: 438

Libro su cui metterò le mani quanto prima e scriverò una recensione.

Detto ciò, il fatto che il lavoro di Deming sia poco conosciuto è sicuramente
uno dei motivi dell’arretratezza culturale per quanto riguarda l’imprenditoria
italiana. Vediamo per quale motivo.

Edwards Deming

William Edwards Deming, nato negli Stati Uniti il 14 ottobre del 1900, dopo la seconda guerra
mondiale, più precisamente nel 1950, già esperto per gli studi sul
miglioramento della produzione negli Stati Uniti, venne mandato dal
generale “MacArthur” in Giappone perché il paese era talmente devastato
dalla guerra che mettersi in contatto telefonicamente con quel paese
risultava una impresa ardua.
Deming
esperto del controllo di qualità non andò ad insegnare ai giapponesi
chissà quale dettaglio tecnico di produzione, ma su richiesta dell’Unione
scienziati e tecnici giapponesi, gli insegnò i suoi stessi princìpi di
controllo totale di qualità.

In estrema sintesi si trattava di una efficace, e per quel tempo,
rivoluzionaria convinzione basilare relativa al costante e continuo
incremento della qualità, basato sull’insegnamento di quattordici
princìpi. Questi insegnamenti già nel dopoguerra diventarono il fondamento
di tutte le decisioni prese da ogni azienda nipponica multinazionale di
successo, e visti i risultati, risulterebbero rivoluzionari in Italia
oggi. In definitiva ciò che
Deming
insegnò loro cambiò il corso della storia del Giappone portandolo dallo
sfascio più totale della seconda guerra mondiale a diventare una delle
nazioni tecnologicamente più evolute e potenti al mondo. 

Cosa insegnò
Deming
ai Giapponesi? 

Troviamo appena un piccolo assaggio nel libro di Anthony Robbins “Awake
the Giant Within” tradotto in italiano nel 1992:

Anthony Robbins

L’intima credenza è semplicemente questa: un continuo, eterno impegno
ad aumentare costantemente, ogni singolo giorno, la qualità dei
prodotti in ogni aspetto dell’azienda avrebbe dato loro la possibilità
di dominare i mercati di tutto il mondo. Deming insegnò che la qualità
non è solo questione di soddisfare un certo standard, ma è piuttosto
un processo vivo e palpitante di continuo miglioramento. Deming
promise loro che, se avessero seguito fedelmente i suoi insegnamenti,
nel giro di cinque anni avrebbero inondato il mondo con i loro
prodotti di qualità e in dieci o vent’anni sarebbero diventati una
delle maggiori potenze economiche del mondo.

(Tratto dal libro di Anthony)

I giapponesi 60 anni fa invece di pensare che fossero concetti deliranti,
gli credettero ed ebbero ragione. Nel 1959 il Giappone istituì il Premio
Nazionale
Deming
che è il maggiore onore che una impresa possa ricevere. Il premio è
consegnato, attraverso una cerimonia trasmessa in TV, all’impresa che ha
ottenuto il livello più alto di miglioramento della qualità dei prodotti,
del servizio, del management e del sostegno al lavoratore. Ok, in Giappone
i lavoratori non sono proprio “assistiti” come in Italia, anche se oggi i
nostri sindacati hanno perso buona parte del loro potere e a confronto
l’Italia non ha lo sviluppo tecnologico e qualità dei servizi (pensiamo a
quello ferroviario per esempio) di quelli giapponesi. I principi insegnati
da
Deming
hanno innescato il grande cambiamento nipponico e per questo fu sempre
riverito e rispettato, anche dopo la sua morte (1993), come il padre del
miracolo giapponese.

Ma gli insegnamenti di
Deming
non si limitarono al sol levante.

Nel 1983 la Ford Motor Company assunse Deming perché tenesse una
serie di seminari di management. Tra i partecipanti c’era Donald
Petersen, che sarebbe poi diventato presidente della Ford e che mise
in pratica i princìpi di Deming in tutta l’azienda. Petersen decise:
“Abbiamo bisogno di quest’uomo per cambiare la nostra azienda”. A quel
tempo la Ford perdeva miliardi di dollari all’anno. Deming, una volta
assunto, cambiò il loro atteggiamento occidentale che li induceva a
chiedersi “come possiamo aumentare il volume di affari e ridurre i
costi?” in “come possiamo migliorare la qualità dei nostri prodotti e
farlo in modo che a lungo termine la qualità non costi di più?” La
Ford si riorganizzò e fece della qualità il suo obiettivo primario
(come dice lo slogan: “La qualità è il princìpio numero uno”) e,
mettendo in pratica tutti gli insegnamenti di Deming, nel giro di
quattro anni passò da un deficit spaventoso alla posizione di maggiore
industria degli Stati Uniti con sei miliardi di dollari di utile!
(Tratto dal libro di Anthony)

Queste cose possono essere conosciute in Italia dal 1992 attraverso i
libri di Anthony. E’ vero che nelle librerie universitarie ci sono agli
indici i libri di inglese di
Deming, ma pensate veramente che questi insegnamenti siano in qualche modo
conosciuti a livello globale e culturale in Italia?
Nemmeno per sogno.

In Giappone addirittura, quando si parla di affari o di rapporti umani,
esiste una parola “KAIZEN”, formata da “KAI” (cambiamento) e “ZEN”
(meglio), che tradotto letteralmente significa “Miglioramento Costante” e
riassume i concetti insegnati da
Deming. Tutte le imprese multinazionali giapponesi si basano sul principio del
miglioramento graduale, fatto di piccoli, semplici e quotidiani
miglioramenti del KAIZEN. Tant’è che c’è un detto giapponese che recita
più o meno così:

“Se un uomo non s’è fatto
vedere per tre giorni, quanto torna i suoi amici devono guardarlo bene per
scoprire che cambiamenti ha fatto.”

Evitando le storture dell’iper lavoro giapponese, e delle possibili
alienazioni di un sistema sempre più accelerato, a mio avviso sono 2
aspetti fondamentali che possiamo imparare dagli insegnamenti di
Deming, dal Kaizen e dall’esempio giapponese, da Anthony Robbins che li ha
messi in pratica su se stesso applicandoli alla PNL (programmazione neuro
linguistica) e alla scienza delle neuro-associazioni.

1. Detto dalle stesse parole di Anthony
“Quando creiamo una parola, le diamo un significato in codice e
creiamo un modo di pensare. Le parole che usiamo costituiscono il
tessuto di come pensiamo e influiscono anche sulle nostre
decisioni”.
Concetto che ho già ampliamente espresso nel mio articolo relativo
all’Energismo.

2. Come insegnano
Watzlavitck e
Nardone
(nel suo libro Psicosoluzioni), i piccoli e quotidiani cambiamenti ci
sembrano semplici, di facile portata e immediati da eseguire, generano
un effetto Butterfly, oppure semplicemente un effetto valanga.

Quindi per prima cosa serve avere chiarezza di idee (vedi gli insegnamenti
di
Deming, Anthony,
Nardone,
Watzlavitck

ed altri), ma soprattutto serve avere una parola che riassume tutti questi
insegnamenti e ci permette di attingervi in un istante con la sola
evocazione della parola stessa. E in questi insegnamenti ci deve essere
ben chiaro il concetto del enorme vantaggio e facilità dei piccoli
cambiamenti.
Questo crea, esercitato da una grande moltitudine di
persone, da una nazione (basterebbe incominciare dalle scuole), una
grandissima rivoluzione di pensiero, di costume, di etica, di lavoro, di
benessere.

Questa parola non esiste in Italiano, nemmeno in Inglese, tant’è che
Anthony nel suo libro ne propone una, anche i traduttori del libro di
Anthony ne propongono una in italiano COCOMI che vorrebbe dire COstante
COntinuo MIglioramento.

Mi diverto spesso con i neologismi, e credo che questo neologismo sia
privo delle caratteristiche necessarie per la sua diffusione.

Credo che questa parola manchi nella nostra lingua, anche perché ne
mancano per prima cosa chiari e diffusi i fondamenti.

Se dico Tangentopoli, tutti sanno a cosa mi riferisco, al periodo storico,
agli autori, ed in parte ai fatti, questo grazie alla grande risonanza
mediatica. Se dico COCOMI o KAIZEN forse nemmeno 1% della popolazione
italiana sa di cosa sto parlando. 

Pertanto come da me proposto nel caso dell’Energismo, credo ci sia bisogno di una parola più vicina alle sonorità
dell’italiano come ad esempio MIGLIORISMO. Parola già usata pessimamente
da una finta sinistra italiana, in questo caso troverebbe un giusto
riscatto. Trovo pertanto davvero interessante cercare di strappare questa
parola via da quel appropriamento infelice, per dargli un nuovo
collocamento e significato. 

Perché sia la radice MIGLIORARE e il suffisso ISMO evocherebbero
nell’immaginifico collettivo italiano qualcosa legato a un movimento di
pensiero e a dei princìpi di miglioramento personale (e non politici).
Inoltre a livello comunicativo se dico le parole Capitalismo, Comunismo,
Liberismo, Pacifismo, Femminismo, Impressionismo, Futurismo, attraverso la
scolarizzazione o attraverso i media i concetti di base anche se in
maniera molto larga si sono diffusi. Per questo credo che invece
dell’acronimo COCOMI, in Italia funzionerebbe meglio
MIGLIORISMO, tolto dal significato politico e usato come
significato di miglioramento costante, continuo, personale.

Approfondimenti

Etimo di: felice, “capace di far accadere”.


Parole chiave: Anthony Robbins, cocomi, Deming, kaizen, migliorismo,
Nardone, Watzlavitck.
10/06/2022 data pubblicazione seconda edizione.
14/10/2009 Prima edizione