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Ridere è una cosa seria. E felicitarsi lo è ancora di più.

"beh anche ridere è una cosa seria" Uno dei più belli aforismi di Roberta Giallorenzi che lo letto di recente. Il ridere spesso vi...

"beh anche ridere è una cosa seria"

Uno dei più belli aforismi di Roberta Giallorenzi che lo letto di recente.

Il ridere spesso viene associato a connotazioni negativa in frasi come "ma fammi ridere" e altre (con significato "non dire cavolate").

Mi piace ricordare una statistica: i bambini ridono in media 400 volte al giorno, gli adulti 14 volte al giorno. Chi credete dei due si senta più allegro, felice, spensierato?

Non è solo la spensieratezza a renderci allegri e felici, ma è anche l'allegria a renderci felici e spensierati. 

Dove spensierati non vuol dire come direbbero taluni "andare allegri verso la catastrofe". 

La questione è un altra molto ben spiegata nel film Pacefull Warrior, perché non è l'obiettivo che ci renderà felici, quanto la felicità che ci farà raggiungere l'obiettivo. E questo per molti è anti intuitivo, apparentemente illogico. 

Ed il problema è meramente linguistico perché in italiano usiamo un SOSTANTIVO invece di un VERBO per descrivere forse l'elemento più importante, fondamentale per vivere bene. Perché il SOSTANTIVO, parola che sfido a mettere in carriola, oppure a descrivere etimologicamente, ci può indurre a credere la felicità sia qualcosa di ESTERNO, qualcosa da raggiungere, magari una SOSTANza

L'errore è prima di tutto linguistico, perché se dicessimo: "felicitandosi" è molto più probabile raggiungere gli obiettivi perché creiamo i presupposto percettivi che spingeranno le nostre azioni verso atteggiamenti vantaggiosi, proattivi, ricettivi, quindi più efficaci, rispetto a "infelicitandosi" ovvero quello che noi chiamiamo: deprimersi, lamentarsi, e via dicendo. 

Perché "infelicitandosi" è praticamente impossibile raggiungere i propri obiettivi?

Per qualcosa di molto simile ai NEURONI SPECCHIO. I neuroni specchio sono quelli che ci aiutano a comprendere l'emozione dell'altra persona. Mimiamo, rispecchiamo, in decimi di secondi in modo a volte quasi invisibile il volto dell'altra persona. Il cervello usa questo stratagemma per cercare di comprendere l'emozione di chi ha davanti. 

E questo è uno dei motivi per i quali è bene evitare di vivere o stare molto a contatto con persone negative, che si stanno infelicitando, se non si è chiari di come evitare che le loro emozioni ci influenzino negativamente, se non siamo capaci di aiutarli con strategia o allegria contagiosa di vivere la vita allegramente o meglio "felicitamente".

Tornando ai NEURONI SPECCHIO, il nostro corpo è letteralmente disseminato di Neuroni lo sapevate? Molti pensano che siano solo nel cervello e non è così. Nel solo intestino abbiamo tanti neuroni che sommati sarebbero tanti quanti quelli di un cervello di un cane.

Nuova conoscenza strategica: il corpo è disseminato di neuroni. Permettono al corpo di avere memoria. Di non dover apprendere ogni volta ogni singolo movimento e sensazione.

Al nostro cervello è quasi impossibile sentire la sensazione di "deprimento" senza creare nel volto l'espressione di deprimento di sconforto, di disgusto, di delusione. Per riuscire a sentirla attiverà i neuroni specchio nel volto ed i neuroni nel corpo. Pertanto anche la muscolatura dovrà adeguarsi in una posizione in una postura "deprimente" per aiutare il cervello a sentire FISICAMENTE quella sensazione. 

Questo perché il cervello usa il corpo PER SENTIRE le emozioni. Pertanto le emozioni sono SPECIFICHE posture e atteggiamenti, movimenti, azioni del volto, e del corpo. 

Nota che chi ha perso un arto ha addirittura sensazioni "FANTASMA" dell'arto mancante. Il cervello cercherà emularne la presenza. 

Corpo e mente non sono separati. SMETTIAMOLA di credere questa idiozia. E non conviene nemmeno credere che il cervello usa il corpo ed il corpo usa il cervello, perché è più corretto considerato quanto il corpo sia disseminato di neuroni che SIAMO UNO, siamo un tutt'uno. La divisione che facciamo LINGUISTICAMENTE tra mente è corpo è nuovamente una ASTRAZIONE LINGUISTICA che abbiamo creato e non corrisponde al VERO.

Comprendete ora perché ridere, l'allegria, o meglio essendo azioni muscolari del volto del corpo, essendo specifiche posture, perché FELICITARSI è una cosa seria? Cioè è una cosa fondamentale per vivere bene, per strutturare il proprio corpo ed i propri pensieri, atteggiamenti, energia fisica e muscolare in modo enormemente più potente e vantaggioso (aiutatante) per raggiungere i propri obiettivi.

Ecco perché il successo (ovvero l'aver fatto succedere) è figlio della felicità o meglio del felicitarsi, e praticamente mai il contrario.

Come avevo citato prima nel film Pacefull Warrior ad un certo punto il protagonista afferma: "il viaggio è il viaggio che ci rende felici, non la destinazione", che è una metafora per dire che non sarà l'obiettivo a renderci (felici) felicitanti, imparate ad usare il verbo che descrive azioni e non il sostantivo, ed in ogni caso anche se lo facesse sarebbe una felicitazione (felicità) temporanea.

Da pignolo, per essere più precisi, non è il viaggio, il viaggio è una metafora, perché:

è il felicitarsi che ci rende felici (che ci da la sensazione di felicità) e ci aiuta a viaggiare meglio, cioè a procedere verso i nostri obiettivi.

Di certo non sarà il lamentarsi, il deprimersi, che ci aiuterà a viaggiare godendoci il viaggio e nemmeno a raggiungere i nostri obbiettivi.

Chiaro ora?

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