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Rudy Bandiera: Le 7 regole per vivere online.

Rudy Bandiera in questo video per Ted Bologna spiega secondo lui quali sono le 7 regole per vivere online. Trascrizione testo tratto da Y...

Rudy Bandiera in questo video per Ted Bologna spiega secondo lui quali sono le 7 regole per vivere online.


Trascrizione testo tratto da Youtube

Trascrizione di Silvia Fornasiero
Revisore di Federico Minelle

0:00 [Musica]

Siete mai andati in vacanza, una volta nella vostra vita? Una? Io ci sono andato poche volte e l'ultima, se non sbaglio, è stata a maggio di quest'anno. Sono andato a Madrid.

È successa una cosa curiosa a Madrid. Come in tutte le grandi città - anzi, non solo le grandi città - come in tutte le città del mondo, c'è un fenomeno che conosciamo che è quello delle persone che chiedono la carità, le persone che fanno i mendicanti, diciamo.

E qual è il sistema comunicativo che utilizzano i mendicanti per chiederci i soldi?

Non sto parlando di una questione sociale, capitemi. Sto parlando di un sistema di comunicazione.

Fanno leva sostanzialmente su due cose:

la prima è il nostro senso di colpa.

Ci troviamo in una strada ricca, piena di negozi e loro sono persone che hanno problemi, hanno dei problemi anche fisici che ci mostrano.

Pensateci, ci sono delle persone che mostrano i deficit fisici per chiedere la nostra carità; quindi fanno effetto al nostro senso di colpa e fanno effetto sulla nostra carità.

Persone che non hanno gambe, non hanno le mani e ci chiedono i soldi. E noi quindi sappiamo oggettivamente che hanno bisogno. Non lo supponiamo, lo sappiamo ma non gli diamo i soldi.

Perché?

Mettiamo generalmente in atto tre protezioni:

la prima è "Io glieli darei, però se li dò a lui, li devo dare a tutti: non posso uscire con 100 euro la mattina per darli a tutti".

La seconda è: "Io glieli darei, ma dietro c'è un racket; se li dò a lui poi il suo aguzzino glieli prende e rimanda questa persona a fare la carità".

La terza è: "Questa persona potrebbe andare a lavorare ha due spalle così, in campagna a pomodori c'è sempre bisogno". E non glieli dai.

A Madrid stavo camminando su una strada che si chiama Gran Via - chi è stato in Spagna la conosce -una strada notevolmente ricca, bella, raffinata, piena di negozi.

Ho visto un clochard, per terra, seduto, che non faceva assolutamente nulla e ho visto le persone che gli davano i soldi.

Io mi sono avvicinato e ho continuato a vedere persone dargli soldi e lui non faceva nulla.

Allora ho pensato: questo è il sacro Graal della comunicazione. Se io capisco cosa sta facendo lui, io divento ricco senza far nulla.

(Risate)

Mi sono avvicinato. Mentre mi avvicinavo, un ragazzo addirittura non solo gli ha dato i soldi - giuro ho visto con i miei occhi, ero con la mia compagna - gli ha dato i soldi, ha sorriso e gli ha dato la mano prima di andar via.

Io non ho capito niente nella vita. Avvicinandomi ho notato che aveva una cosa semplice, banale quasi, aveva davanti a sé tre bussolotti, tre scatole.

In una c'era scritto:
quello che mettete qua va in birra;
quello che mettete qua va in vino;
quello che mettete qua va in whisky.

State ridendo tutti; io ho riso uguale. Ho detto: "Che figata questa qua! Ma sai che io adesso una bella birra me la farei?" Ho dato i soldi per comprarsi la birra, di fatto ammazzandolo, perché se lui fa davvero quello che dice che farebbe con quei soldi io lo sto ammalando di cirrosi.

Allora ho cominciato a riflettere. Ho cominciato a riflettere con forza su questo fatto: ma perché gli ho dato i soldi? Perché a gente senza gambe non glieli do e metto in atto dei meccanismi e a lui glieli ho dati.

Poi ho capito. Ogni volta che noi facciamo qualcosa, lo facciamo per noi. Non lo facciamo per gli altri. Lo facciamo per noi e anche per gli altri.

Ogni volta che facciamo del bene ed è meraviglioso, lo facciamo perché ci fa stare bene. E fa anche stare bene gli altri. E a questo aggiungo: lui, il clochard, non mi ha chiesto nulla.

Era seduto e mi ha fatto ridere, mi ha dato qualcosa, non mi ha chiesto. Mi ha fatto ridere, mi ha dato un imprinting positivo, una percezione positiva.

E quindi, visto che non mi ha chiesto, io gli ho dato. "Se questa cosa, arrivato a 44 anni, non l'avevo mai pensata prima" ho pensato, "quante sono le on-line che ci capitano tutti i giorni e che noi non siamo in grado di valutare."

Il mondo dell'on-line non c'era 10 anni fa. La vita on-line è ormai comune per tutti, non si può neanche più dire che vado on-line, noi siamo on-line costantemente.

Un italiano usa Google 30 volte al giorno mediamente. Un Millennial guarda il telefono 250 volte al giorno, senza notifiche.

Provate a immaginare quante volte lo guarda con le notifiche. Quindi è evidente che accadono cose on-line che noi non siamo in grado di interpretare perché 10 anni fa non c'erano.

Mancano regole educative comuni.

5:00

Vi faccio un esempio su tutti. Avete mai sentito di questa parola che ho messo in inglese perché in ferrarese non si può sentire?

(Risate)

Quando dico "Disibinizione on-line" la gente mi guarda e mi dice: "Dai...". On-line disinibisce. Di fatto, si tratta di questo: le persone tendono a fare - alcune persone, non tutte - tendono a fare di più e più spesso on-line piuttosto che off-line.

E se questo vale un po' per tutti, c'è un altro fenomeno legato a questo particolare concetto, che è curioso.

Quando noi discutiamo con qualcuno off-line, attacchiamo qualcuno off-line, ne soffriamo, soffriamo stress nell'attaccare qualcuno. Quando questo accade on-line, no.

Ma se veniamo attaccati off-line, subiamo uno stress; se veniamo attaccati on-line, subiamo uno stress.

Quindi vedete che c'è una differenza sostanziale: ecco perché c'è il fenomeno degli haters. Ecco perché alcune persone molto in vista in Italia sui social, donne in particolare, vengono attaccate con frasi di una brutalità e di una violenza, che nella vita reale non esisterebbero.

Non è l'impunità; è questo fenomeno. Siamo in un mondo nuovo. È un fatto. E non importa cosa ne pensate. È un fatto. E in un mondo nuovo c'è bisogno di regole nuove.

C'è bisogno di regole nuove perché noi non siamo in grado di interpretare quello che ci accade di fianco, quello che ci accade attorno. Che cosa sta succedendo? Quindi io mi sono trovato a pensare: prima ho bisogno di un assioma. Ho bisogno di una macro regola, come la relatività di Einstein, che metta d'accordo ogni tipo di cosa, ogni tipo di attività, contenuto, persona, evento che accade on-line.

Nella mia ricerca mi sono imbattuto in un libro, che consiglio a tutti perché è incredibilmente bello, che si chiama "In un milione di piccoli pezzi" di James Frey.

Tratta di un ragazzo che esce dal tunnel di tutte le dipendenze che esistono su questa terra, facendo uno sforzo immane.

Vi voglio raccontare di questa frase incredibile che ho letto in questo libro che è: "Curati di quanto dicono gli altri e sarai sempre loro prigioniero".

Io, quando l'ho letta, ho pensato: ho trovato il mantra. Io non posso curarmi di quello che dicono gli altri altrimenti divento quello che gli altri vogliono. Se comincio a sbattermene di quello che gli altri dicono di me on-line, sono un uomo libero.

Contemporaneamente, ho trovato questa frase di Siegmund - non ripeto il cognome perché tanto non ce la farei mai, sputerei. Evidentemente gli psicologi tedeschi si chiamano tutti così.

La frase, ragazzi, è incredibile: "La vita umana si è sempre svolta in gruppi", la leggo perché non voglio sbagliare, "Condividere costituisce un elemento essenziale dell'esperienza: nessuna salute mentale è compatibile senza di questo". Non possiamo non curarci degli altri, perché se no non siamo sani di mente.

Allora vedete che andiamo in cortocircuito. Abbiamo detto: bellissima la frase di Frei "Per essere libero non me ne devo curare", ma non posso non curarmene. Ma allora, che cosa devo fare?

Devo ascoltare tutto quello che mi viene detto e devo somatizzarlo o non devo ascoltare nessuno? Voi riconoscerete in questa foto una persona che lava una macchina.

Bello, no? Tre anni fa ho avuto un incidente in auto; un camion per i trasporti eccezionali mi ha investito; è la verità. Non mi sono fatto nulla ma la macchina si è completamente distrutta.

Allora, il giorno dopo, sui social, ho fatto una provocazione ironica. Ho scritto un post nel quale dicevo: quest'anno ho scritto il mio primo libro, sto bene in giacca, ho presentato degli eventi fichissimi, ho fatto il Giro d'Italia. Tutte cazzate di questo tipo e alla fine ho scritto: non è possibile che non esista una casa automobilistica che non mi regali una macchina. Non è giusto.

È il primo esperimento italiano di crowdfunding personale, detto anche scroccaggio.

(Applausi)

La mattina dopo, con mio assoluto sconcerto, mi chiama una casa automobilistica e mi dicono: "Abbiamo sentito, abbiamo letto il suo messaggio, vorremmo regalarle una macchina." Io al telefono ho risposto: "E la fregatura dove sta? Cosa devo fare? Cioè, mi date anche delle pentole da pagare ... come funziona?" Mi danno un'auto e ovviamente il mondo del web - un'auto con un hashtag sulla fiancata 'Una macchina per Rudy'; infatti le persone mi chiedevano: "Ma chi è Rudy? Una persona con dei problemi?" No, sono io.

(Risate)

Si, è una persona con dei problemi, in effetti. Il web italiano si è spaccato.
Da una parte quelli che dicevano: "Rudy Bandiera è un genio".
Dall'altra parte quelli che dicevano: "Rudy Bandiera è un matto".
Dall'altra parte quelli che dicevano: "Rudy Bandiera è un ladro perché questa macchina l'avrebbero potuta dare a una onlus invece di darla a lui".

10:00

C'era gente che diceva: "Rudy Bandiera è ricco, se la doveva comprare". Mia moglie leggeva queste cose e diceva: "Ma davvero sei ricco?" Ve lo giuro!

Gente che diceva brutalità tremende nei miei confronti. Io mi sono trovato una sera, non sto scherzando, a piangere. Ho 44 anni. A piangere per quello che gente mi diceva senza conoscermi.

Allora ho riflettuto: ma perché? Perché mi giudicavano. Non giudicavano il fatto; giudicavano me. Senza conoscermi. Allora lì ho capito tutto. Ho capito che io devo ascoltare tutto quello che dicono gli altri quando il motore da cui sono mossi non è il risentimento, non è la rabbia, non è l'invidia e non è il giudizio.

Noi non possiamo giudicare quello che non conosciamo.
Possono dire: "Rudy Bandiera ha fatto una bellissima cosa".
Possono dire: "Rudy Bandiera ha fatto una bruttissima cosa".
Possono dire: "Sa parlare. Non sa parlare. È furbo. È intelligente. È brutto. Ha la barba ispida", ma non possono giudicarmi come individuo.

Questo è il primo assioma: dobbiamo ascoltare tutti coloro che non giudicano.

Perché on-line è facilissimo puntare il dito e giudicare. È facilissimo e noi dobbiamo liberarci da questa cosa.

Oltre all'assioma, ho pensato a sette regole e siccome sono un genio creativo, le ho chiamate: Le Sette Regole.

(Risate)

Avevo pensato di chiamarle Le Otto Regole e di metterne sette. Allora lì si che sarei stato davvero brillante. Ma mi sembrava già sufficiente fare questa idiozia. 

L'assioma l'abbiamo capito: il giudizio è il problema.

11:40

Le regole sono queste.

Regola numero uno, ragazzi, il mezzo è contenuto.

Sempre di più e lo sarà sempre di più.

Noi siamo quello che gli altri percepiscono, quindi noi siamo quello che comunichiamo. Non credete a chi vi dice: "L'abito non fa il monaco". Lo fa, dannatamente.

Il vincere sempre, a tutti i costi, non è essere vincenti, è essere arroganti. Non dobbiamo umiliare le persone con le quali comunichiamo su Facebook, Tweeter, Linkedin per vincere in una discussione. Vincere solo, vincere sempre è arrogante.

Devi stare lucido e concentrato su chi hai di fronte. Pensate a Skype. Quante volte vi è successo di fare delle call-Skype. Quante volte sentite quello dall'altra parte che scrive sulla tastiera. Fa incazzare da morire.

Stai parlando con me o stai parlando con qualcun altro? Lucidi e concentrati sulla persona che avete di fronte. In quel momento è la persona più importante della vostra esistenza. Non devi calpestare B per andare da A a C.

Oggi mettiamo tutto sul piatto del risultato. Se ho un risultato sono bravo. Non è vero. Se hai fatto un percorso dignitoso, non umiliante per nessuno che ti ha portato un risultato, sei bravo. Se no sei un perdente.

Dobbiamo riprendere in mano il discorso delle brave persone. Dobbiamo far tornare di moda l'essere brave persone. Chi se ne frega dei risultati da soli. Viviamo in un mondo con altre persone. Non è il mio risultato che migliora tutto il resto, è il percorso che ho fatto per raggiungerlo.

Non sei obbligato a partecipare a tutte le discussioni.

(Risate) (Applausi)

La settimana scorsa ho trovato uno che ha scritto:

"Quello che penso io vale quello che pensi tu". Ma chi l'ha detto? 

(Risate)

Se si sta parlando di social e di tecnologia e tu fai il chirurgo, scusa, ma il tuo giudizio non è come il mio. Se si sta parlando di medicina, tu fai il chirurgo e io faccio il muratore il mio giudizio non è come il tuo.

Non devi per forza dire la tua! Ascolta, stai zitto ogni tanto. Hai una responsabilità verso tutti.

Ragazzi, noi dobbiamo individuare nella nostra testa quest'immagine: se tu andavi nel bar e dicevi una cazzata la gente attorno ti diceva: "Taci!" Ti pagavano una spuma e ti mandavano a casa. Oggi non è più così.

Tu puoi influenzare migliaia di individui ogni giorno della tua vita. Devi esserne responsabile. Non deve esserne responsabile la piattaforma; tu sei responsabile. Sei sempre in pubblico, anche quando sei in privato. Capita sempre più spesso che le conversazioni private arrivino in pubblico. È una cosa per nulla da sottovalutare.

Le comunicazioni che avvengono on-line, sempre più spesso avvengono in canali privati, gruppi chiusi, gruppi segreti, chat.

15:00

Voi dovete pensare che quello che scrivete qui, può uscire. Non è bello, non è giusto, ma può accadere.

Guardate tutti i casi di cyber-bullismo, ma anche i casi delle banche che sono capitati ultimamente.

I dati sono nostri, sono importantissimi, ma fate molta attenzione a quello che scrivete, anche se in privato.

E poi ho fatto una considerazione che secondo me è piuttosto interessante che è questa -- l'ho chiamata "La Teoria delle Cerchie Ristrette" perché mi piace dire che costruisco delle teorie.

Non importa quello che fai o cosa sei diventato, non importa come ti vedono gli altri: i tuoi amici di vecchia data ti vedranno sempre e comunque come il solito pirla. Con amore, benevolenza e dolcezza, ma un pirla.

Io ho scritto tre libri; l'ultimo l'ho scritto con la casa editrice più importante d'Italia. Mia moglie non ha letto nessuno dei miei libri. (Risate) 

Li ha sul comodino, eh! C'è stata una volta che le ho chiesto: "Ma ti fan schifo? Perché non li leggi?" Mi ha detto: "Ma dai, ti conosco da una vita, siamo insieme da una vita, sto con te, lo so che cosa pensi."

I miei amici con cui faccio aperitivo tutti i venerdì sera, lo faccio da vent'anni tutti i venerdì sera, alcuni li conosco da trent'anni, hanno tutti i miei libri, nessuno ne ha letto uno.

(Risate)

Allora io mi sono chiesto: perché? Ho cominciato a chiedere a loro e loro hanno cominciato a dirmi: "Ma si dai, ma dai". Fine della risposta.

Sapete il motivo? Il motivo è semplice.

Per loro Rudi Bandiera è quello delle grigliate, è quello delle sbronze al venerdì sera, è quello del "Dai, andiamo a mangiare il pesce al mare", è quello del "Dai, facciamo un LANparty domenica a quarant'anni". Rudi Bandiera è quello che fa da sempre queste cose con loro.

Quindi, io vi voglio lasciare con tre riflessioni molto semplici.

Date, come il clochard di Madrid, sul web date informazioni utili, oggettive, funzionali.

Ricordate di occuparvi di quello che dicono gli altri solo se non vi giudicano e rimanete per i vostri amici degli amabili pirla. (Risate) (Applausi) 

E adesso farò un selfie, quindi vi prego sorridete, siate felici, evviva! Grazie, vi voglio bene.

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